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Curata dal prof. Claudio Spadoni, “Quattro Gallerie per un secolo d’arte” appare un’esposizione del tutto particolare ed alquanto originale. La mostra, che mette in evidenza le opere realizzate da diversi artisti tra il XX e XXI secolo, è allestita presso i Magazzini del Sale a Cervia, aperta dal 16 luglio fino al 22 agosto 2021 dalle 20 alle 24. “Ogni galleria - spiega Spadoni - presenta una selezione degli artisti di cui si occupa. Gallerie scelte per coprire un arco cronologico che va dai primi decenni del secolo scorso fino ai giorni nostri. In questo particolare genere di rassegna sono le gallerie, appunto, a proporre i propri artisti “.   Ad esporre sono: La storica Galleria d’arte Cinquantasei di Bologna, nata nella metà degli anni Ottanta con l’obbiettivo di promuovere gli artisti bolognesi fra Ottocento e Novecento, che nell’ultimo decennio si è dedicata anche alla ricerca di nuovi talenti fra le giovani proposte. Un’altra storica galleria di Bologna è la Galleria De’ Foscherari, nata all’inizio degli anni Sessanta. La loro raccolta si sviluppa su due filoni di ricerca: sperimentazione artistica e studio in chiave critica degli artisti contemporanei. La galleria Claudio Poleschi di San Marino che si preoccupa di sostenere i giovani artisti in questo momento di difficoltà, promuovendo anche diverse modalità di vendita delle opere d’arte contemporanea. E infine ci siamo noi, Magazzeno Art Gallery, attivi dal 2016, per rappresentare l’arte contemporanea.   Facciamo un breve tour del nostro allestimento: all’esterno della mostra troviamo un enorme container arrugginito donata da Romagna Rottami dipinto da Dissenso Cognitivo in loco. L’artista indaga le alterazioni degli esseri viventi e dell’ambiente. Immagina un futuro remoto e disumanizzato, in cui esseri organici e macchine si fondono a formare creature ibride.  “Queste creature – racconta in un’intervista - oltre all’impatto visivo e all’interpretazione ambigua, sono metafore dell’isolamento, della follia e della prevaricazione”. Il container verrà poi donato dalla galleria alla città di Cervia. dissensocognitivo_cervia Spostandoci verso l’interno le prime opere che ci appaiono, entrando nella sezione allestita dalla galleria, sono sicuramente le quattro sculture di pane realizzate da Matteo Lucca. “L’uso del pane nasce da una riflessione sul darsi e sul come poter essere di nutrimento per l’altro “spiega Lucca. Per l’artista la materia veicola il senso della forma, perciò il pane, quando prende forma di corpo racconta l’uomo. Dall’unione di corpo e materia emerge uno sguardo che parla della natura umana, dell’esistenza complessa che attraversa il corpo nel suo essere spirituale e materiale, sacro e profano. Altra opera che ci salta subito all’occhio è “Titania e Bottom”, una tavola circolare appesa alla parete che chiude la visuale delle quattro sculture di pane, realizzata nel 2003 da Nicola Samorì. Pittore e scultore, nel suo percorso si evidenzia il tentativo di mettere in pericolo forme derivate dalla storia della cultura occidentale: l’apertura del corpo rappresentato e della superficie pittorica si mostrano senza soluzione di continuità e si ha l’impressione che la nascita di una nuova opera comporti sempre il sacrificio di una antica. lucca_samori_cervia Passando sul lato sinistro ecco l'installazione di Daniela Novello intitolata “Angolo di rottura #2“: una catasta composta da sette giubbotti di salvataggio incastrati tra sette sedie. I giubbotti sono realizzati in piombo: questo materiale, prediletto dall’artista, stravolge e ribalta paradossalmente la funzione di oggetto salvavita; le sedie, di rimando, sono dipinte con il classico colore arancio che contraddistingue l’originale giubbotto galleggiante e sono tutte di modelli differenti costruite con legno di recupero. danielanovello_cervia Accanto, Eron con “Follow190919". La tela rappresenta un paesaggio marittimo che ci ricorda essere il mare di Lampedusa. L’artista indaga, attraverso l’uso della vernice, scenari, situazioni o luoghi famigliari che ha vissuto in concreto. Si tratta di paesaggi che Eron registra dentro di sé, per averli vissuti o per esserne stato affascinato. Dai suoi dipinti escono figure e scene che non ci spaventano ma ci invogliano a farci coinvolgere. La costruzione di scene rivela un’attenzione nello sguardo alla realtà di derivazione fotografica, corredata da un uso della bomboletta spray unico al mondo. eron_cervia Passiamo poi a Nicola Alessandrini che realizza due enormi disegni intitolati “Funeral Mask #1” e “ Funeral Mask #2”  che ricoprono due pareti ciascuno all’interno della mostra. Le sue opere sono spesso immagini invadenti, scomode e profondamente destabilizzanti. Immagini che rappresentano una turbolenta struttura che racconta il tragico processo di penetrazione e colonizzazione dell’inconscio nella realtà. L’artista ci rappresenta come entità multiformi e complesse, il cui istinto, ragione colpa, si mescolano in modo confuso. alessandrini_cervia Sulla parete sinistra troviamo appese le opere di Giorgia Severi e Patrizia Novello. “Eucalyptus camaldolensis – Australian red gum tree #1 e #2 “ opera di Severi è un dittico che rappresenta un paesaggio naturale ed antropico. Il suo lavoro si concentra su una continua trasformazione geologica o per mano dell’uomo e sui paesaggi culturali, che l’artista intende come il risultato della relazione tra un popolo e l’ambiente in cui vive. Lavora con installazioni di grandi disegni/ frottage, ovvero calchi su carta o cellulosa di porzioni di paesaggio che muta, performance e video, installazioni sonore e scultura. “The day we met” e “Tomorrow” sono invece le opere realizzate da Novello. Il primo è un dittico che, rappresenta un incontro, un momento esatto in cui qualcosa di decisivo nella nostra esistenza ha avuto inizio, nascita, luogo. La parola sdoppiata, deformata, spezzata o semplicemente isolata gioca un ruolo fondamentale e diventa protagonista nelle sue opere. Una parola che dipinta su tela, acquista nuova rilevanza agli occhi di chi la osserva. novello_severi_cervia Le figure femminili che troviamo invece sulla destra sono di Margherita Manzelli, che realizza diversi dipinti con queste raffigurazioni, il più delle volte giovani donne con evidenti segni di invecchiamento precoce, dalle posture insolite, alterate nelle proporzioni e nel colore dell’incarnato. Protagoniste assolute e abbaglianti di uno sfondo astratto e di un ambiente spoglio ridotto all’essenziale, le donne di Manzelli si presentano allo spettatore in tutta la loro solitudine, la loro forza mascherata da insicurezza e la loro identità incerta. È tutta questa incertezza che le rende così inquietanti ma anche così enigmaticamente attraenti a causa dei loro sguardi magnetici.manzelli_cervia Chiudono la mostra le sculture “Samurai #1 e #2” realizzate in polistirene, gesso e resina e “Erodiade turns faster than the ferry’s wheel” di Matteo Sbaragli, pittore apertamente figurativo, che si dedica quasi esclusivamente a ritratti di grande formato. Partendo da fotografie di personaggi comuni, l’artista le trasforma in forme simboliche di un disagio. I volti subiscono parziali deformazioni o offese, vengono tradotti in colori innaturali assumono aspetti inquietanti. Ritrae un fondo di realtà dolorosa: un mondo violentato che la forte carica espressiva della pittura di Sbaragli affronta con sensi di pietà e di compassione. Dipinge in questo caso su lastre di plexiglass dipinte ad olio sia sul fronte che sul retro. sbaragli_cervia
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